Scompensati di cuore e fibrillanti vanno allo Yoga

Lo riferisce la rivista Circulation  interpellando autorevoli esperti che sulla base di alcuni loro risultati hanno unito le conoscenze di base con le osservazioni cliniche. Lo Yoga, come si sa, è un’antica filosofia orientale nella quale si fondono meditazione e pratiche fisiche. Il nome pare abbia una sua radice, lo Yui, ripresa poi dai latini nel verbo iungere, unire e nel suo sostantivo iugum , che indica appunto una specie di giogo tra il pensiero e il movimento fisico. Aggiogare se stesso, dicono quegli esegeti orientali, come un cavallo disposto ad obbedire. La meditazione, ossia la parte filosofica legata alla religione buddista è una componente importante dello yoga perché mette in gioco la psiche mediante il controllo del corpo e dei sensi che “corrono dietro quei cavalli” da domare. In modo da liberare l’uomo da certi vincoli e indirizzare la sua energia vitale lungo canali invisibili, capaci di dare alla vita di ognuno un senso compiuto. Sono stati concepiti e studiati lungo molte generazioni gli esercizi fisici, la parte attuativa e pratica dello yoga, in tutte le sue modalità proposte, le quali sono sempre intimamente collegate con la componente meditativa. Essi sono costituiti, da un lato, da varie posizioni statiche e dinamiche del corpo, assunte con tempi e difficoltà differenti secondo i casi, movimenti in genere armoniosi, mai agonisti, pur avendo talora le caratteristiche dello stretching; e dall’altro, da respirazioni controllate, nelle quali si cerca di far distinguere la componente toracica da quella diaframmatica. Tutte caratteristiche che, per la loro gradualità, il moderato impegno fisico e soprattutto armonizzate con l’equilibrio psicologico, hanno suscitato la curiosità dei cardiologi, impegnati nella riabilitazione dei loro pazienti. Un indirizzo terapeutico questo che viene sempre più spesso proposto per i malati che hanno subito un intervento cardiochirurgico o che sono rimasti a letto per lungo tempo a causa di un infarto o di un’insufficienza cardiaca in cui uno stretto controllo delle reazioni del cuore malato nei confronti dello sforzo fisico e dei turbamenti psicologici generati dalla malattia è sempre utile.
Bridget M. Kuehn, scrittrice di JAMA News, è rimasta affascinata da alcune esperienza di yoga applicato a pazienti con scompenso cardiaco,  con fibrillazione atriale o con pneumopatie croniche in cui la pratica della respirazione controllata, dei movimenti che mettono in moto una migliore circolazione capìllare  e della meditazione, capace di riequilibrare le reazioni del sistema nervoso e psichiche, ha effettivamente prodotto un miglioramento clinico. Sono piccole esperienze, attuate in un numero ristretto di pazienti, ma che consentono di interpretare alcuni possibili adattamenti benefici del nostro organismo, quali una migliore ossigenazione del sangue, un riequilibrio del sistema nervoso simpatico e vagale, a favore di una minore esaltazione del primo e una più efficace azione secondo, un abbassamento dello stato ansioso e un miglior adeguamento all’attività fisica. In fondo , dice madame Kuehn, la scoperta del secolo scorso secondo cui i beta-bloccanti, i farmaci meravigliosi che hanno abbassato la nostra pressione, esaltata da tante abitudini e diete sbagliate, e migliorato il cuore scompensato, era stata in un certo senso preannunciata dalle pratiche yoga, dove una “azione betabloccante” veniva risvegliata in modo naturale sia con gli esercizi che con la meditazione. In fondo, lo yoga riesce ad intervenire anche nella sindrome di adattamento, descritta da Selye come risposta allo stress, regolandola in modo da avere solo gli effetti fisiologici e benefici. A questo punto, dopo queste esperienze  non  ancora ben controllate, bisognerà certamente passare dall’osservazione empirica a una valutazione precisa dei vantaggi che questa pratica millenaria ha sulle risposte dei nostri organi e del cuore in particolare. Sarà compito soprattutto dei cardiologi, che dalla medicina moderna hanno avuto le migliori conoscenze scientifiche e le macchine più sofisticate, studiare la materia assieme ai cultori dello yoga indicandone con dati più precisi i campi di utilizzo. Sperando che quella gloriosa avventura del pensiero umano, ormai diffusa in tutto il mondo, saprà anche integrarsi meglio con la medicina ufficiale e viceversa.

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LE DOMANDE CHE AIUTANO A STARE MEGLIO

Dopo un weekend all’insegna del relax ricominciare una nuova settimana di lavoro è spesso fonte di stress! Lo stress ci allontana dai nostri veri bisogni e così dalla possibilità di guadagnare in salute. E allora la parola magica è: rilassamento. E ci sono varie semplici tecniche per raggiungere l’obiettivo: prendere confidenza con la respirazione diaframmatica, con la consapevolezza del respiro, con la contrazione e rilassamento muscolare aiuterà tantissimo; così come abituarsi a dedicare qualche minuto della giornata a pensieri positivi e a visualizzare immagini mentali.

L’efficacia è garantita. – Il Rilassamento è un “farmaco” naturale, senza controindicazioni, da assumere quotidianamente per la nostra salute mentale -.  Queste indicazioni e i seguenti esercizi per il benessere sono tratti dal libroSuperSalute, 7 mosse per dimagrire, restare sani, contrastare l’invecchiamento” del Dott. Massimo Gualerzi. (Ed. Sperling&Kupfer).

Ecco 3 semplici esercizi per il benessere mentale  tratti dal libro “SuperSalute”:

Piccole pause: interrompere il ritmo di lavoro con brevi stacchi nel corso della giornata; sono utilissimi per la mente, che in questo modo si riposa, si “pulisce”. Scrivete immagini e pensieri che vi rendono felici e ripensateli, ogni volta che volete concedervi una pausa salutare.

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Gestione del tempo: focalizzando l’attenzione sui vostri obiettivi prioritari, scriveteli di seguito per importanza e imponetevi di seguire, nella vita, l’ordine che avete stabilito, perché solo rispettando le vostre priorità potrete essere felici.

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Respirazione diaframmatica: misuratevi le pulsazioni e scrivetele qui di seguito (contate i battiti che il vostro cuore fa in un minuto), quindi iniziate respirare profondamente per cinque minuti. Al termine rimisuratevi le pulsazioni e scrivetele: vedrete quanto possono abbassarsi con questa semplice pratica. È la dimostrazione di come un semplice gesto possa modificare l’impatto dello stress sul cuore.
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LA MENTE CONTROLLA IL GRASSO: ecco come lo STRESS ci fa ingrassare e cosa puoi fare TU per impedirlo.

Viviamo in una società con un livello di stress molto elevato. Ogni giorno è un corri corri, sempre di fretta.
Ti svegli al mattino, ti prepari di fretta, corri per portare i bambini a scuola dandogli da mangiare merendine e cereali allo zucchero, poi sei seduto in macchina nel traffico nell’ora di punta, le scadenze al lavoro ti mettono pressione, corri per tornare a casa, corri per portare i bambini a fare sport e per andarli a prendere, corri per preparare la cena (scommetto che un sacco di volte sei troppo stanco per cucinare e finisci per ordinare una pizza a domicilio o prepari a casa cibi già pronti), corri per terminare il lavoro che ti sei portato a casa, forse hai anche tempo per guardare mezz’ora del tuo programma televisivo preferito, poi è il momento di mettere tutti a letto e ti svegli la mattina dopo per rifare tutto da capo!

Tutto questo non rende solo la giornata stressante , ma quando lo fai per anni il tuo corpo inizia effettivamente ad invecchiare ad una velocità incredibile.

 Ecco perché lo stress ti fa aumentare di peso

Ricerche scientifiche mostrano che il legame tra stress e aumento di peso è molto più forte di quanto si pensava anni fa. Un recente studio condotto dal Georgetown Med Center ha dimostrato che i topi sotto stress aumentavano di peso più facilmente, anche se il loro apporto calorico non cambiava. Gli scienziati inoltre affermano che dopo 3 mesi, questi stessi topi diventavano due volte più obesi dei topi che non venivano sottoposti a stress, anche se mangiavano la stessa quantità di cibo!

Quindi, lo stress porta davvero ad un aumento di peso? Beh, la risposta è sì. MA non è così per tutti. Alcune persone perdono appetito e perdono peso quando sono stressate (Io sono una di queste persone. Mangiare è l’ultima cosa a cui penso quando sono stressato dal lavoro e dagli impegni). PeròSE sei già in sovrappeso o ci sei vicino, allora lo stress ti porterà ad aumentare di peso.

Ti renderà anche più difficile perdere peso o mantenere un peso equilibrato.

Ma cos’è esattamente lo stress?

Lo stress è il modo in cui il corpo risponde a qualsiasi tipo di esigenza. Può essere causato sia dalle esperienze positive che da quelle negative. Quando c’è qualcosa che ti stressa, il tuo corpo reagisce rilasciando sostanze chimiche nel sangue. Queste sostanze chimiche ti danno più energia e forza, il che può essere una buona cosa se lo stress è causato da un pericolo fisico. Ma può anche essere una cosa negativa, se lo stress è in risposta a qualcosa di emotivo e non riesci a “sfogare”questa energia e questa forza supplementare.

I due ormoni principali che vengono rilasciati sono il cortisolo e l’adrenalina (epinefrina). Le ghiandole surrenali sono responsabili della produzione degli ormoni dello stress. Il cortisolo e l’adrenalina ci preparano per le emergenze. Questa risposta di stress è radicata nel nostro dna dall’inizio dei tempi ed è stata fondamentale per la nostra sopravvivenza perché ci ha permesso di stare in allerta per essere pronti a combattere o fuggire (questo è il motivo per cui è chiamata “risposta combatti o fuggi”).

Ora, questa risposta andava bene quando dovevamo affrontare un sacco di pericoli che minacciavano la nostra vita (come ad esempio quando una tigre dai denti a sciabola cercava di mangiarci). Lo stress che dobbiamo affrontare oggi, però, è molto diverso. È più mentale ed emotivo (ora il lavoro può essere la tigre dai denti a sciabola che ti insegue). Ma il corpo risponde ancora allo stesso modo, perché non conosce la differenza tra lo stress fisico e lo stress mentale.

 Perché quando sei stressato ingrassi?

Lo stress e l’aumento di peso vanno di pari passo. Prima di tutto gli effetti negativi dei livelli di cortisolo più alti portano alla soppressione della funzione tiroidea e a squilibri nei livelli di glicemia. Il tuo corpo funziona diversamente e il grasso viene creato e immagazzinato sula pancia. Questa è una delle zone più pericolose in cui il grasso può essere immagazzinato ed è collegato a diversi problemi di salute e malattie gravi.

La quantità di cortisolo che viene prodotto varia da persona a persona. Gli studi hanno mostrato anche che le persone che secernono livelli più alti di cortisolo, in risposta allo stress, tendono a mangiare di più. Ed il cibo che scelgono è solitamente pieno di carboidrati e zuccheri. Questo perché gli ormoni dello stress sono “creati”dai grassi e dagli zuccheri, per cui il tuo corpo ne desidererà sempre di più e creerà più ormoni dello stress. Questo diventa un circolo vizioso che ti fa ingrassare e mangiare sempre di più.

Inoltre, lo stress è noto per rallentare il metabolismo in alcune persone. Naturalmente, quando questo accade, è più facile e molto più probabile che aumenti di peso. Ti potresti anche sentire pieno, ma hai ancora fame. Potresti mangiare la stessa quantità di cibo, ma quando sei stressato il tuo corpo non brucia più le calorie ala stessa velocità. Quindi hai un “eccesso”di energia (che deriva dalle calorie che ingerisci) che viene convertita e trasformata in cellule di grasso. Ora torniamo al cibo: lo stress può anche decidere i cibi di cui hai voglia. Quando ti senti triste e depresso è molto più probabile che sceglierai i cibi più grassi, pieni di sale o di zucchero. Mangiare un’insalata non ti fa sentire meglio, quindi, è normale che preferisci un gelato, una pizza o un hamburger con le patatine fritte.

Oltre agli attacchi di fame incontrollati, lo stress può anche creare disturbi alimentari e la fame emotiva. Le variazioni di cortisolo aumentano l’energia nervosa immagazzinata nel corpo. Quando questo accade ti sembra naturale mangiare qualsiasi cosa e tutto quello su cui riesci a mettere le mani. Non hai bisogno di mangiare così tanto cibo, ma divorarlo ti fa sentire meglio, almeno sul momento.

Al contrario, quando produci meno ormoni dello stress hai meno voglia di mangiare ciambelle e tavolette di cioccolato. Quindi, respira profondamente, liberati dalla tensione e riempi la tua mente di pensieri felici per superare gli elevati livelli di stress.

 Sei un mangiatore emotivo?

Gli scienziati usano il termine “fame emotiva”per descrivere il modo in cui molte persone si curano da sole o affrontano i sentimenti negativi come la depressione, l’ansia, lo stress e la noia. Può anche essere innescata dalla stanchezza e dalla spossatezza.

Gli studi in realtà confermano che le persone sottoposte a stress cronico tendono ad aumentare di peso sia per i cambiamenti ormonali sia perché si concentrano sul cibo come fonte di sollievo.

Questi chili extra ti possono far sentire più stabile, appagato o isolato dal mondo, o possono essere un modo per sfuggire per un po’ da tutto ciò che accade intorno a te. A volte la gente mangia per riempire un vuoto interiore o per far fronte ad un disagio emotivo.

Importante: se sei stressato invecchi dai 9 ai 17 anni più velocemente!

Sì, hai capito bene. Questo è stato scoperto di recente da Elisa Epel, dottore di ricerca in Psicologia presso l’Università della California. Ecco la sua citazione diretta:

“Da 50 anni sappiamo che lo stress contribuisce all’ipertensione, alle malattie cardiovascolari, all’insulino-resistenza ed alle malattie autoimmuni, malattie che possono ridurre la durata della nostra vita. Ma non avevamo alcuna documentazione diretta di come lo stress influenzi l’invecchiamento a livello cellulare. Il mio team ha identificato notevoli cambiamenti nel DNA dei globuli bianchi delle donne stressate. Quando sono stati sottoposti a stress emotivo prolungato i telomeri, i rami alle estremità di ciascun cromosoma che consentono la replicazione cellulare, sono apparsi più corti. Quando i telomeri diventano troppo corti, le cellule non possono dividersi e muoiono prima. Sulla base della lunghezza dei telomeri, abbiamo stimato che le cellule delle donne oggetto di studio erano invecchiate di 9-17 anni. È possibile che quante più cellule muoiono, tanto più evidenti diventano gli effetti visibili dell’invecchiamento, come le rughe e la vista diminuita.”

Come puoi capire, nella vita non vale la pena stressarsi. E puoi salvare la tua bellezza e mantenere il tuo peso se solo… TI RILASSI!

Ora non preoccuparti, tra poco ti fornirò alcune soluzioni che possono aiutarti con i tuoi livelli di stress cronico. Presta molta attenzione e leggi assolutamente questo articolo più di una volta!

 I 5 segreti: “sbloccare” la tua mente brucia grasso

  1. Il successo lascia tracce:non cercare di scoprire l’acqua calda. Parla con persone che sono riuscite a perdere peso e non sono più ingrassate. Presta attenzione al loro modo di pensare e al loro atteggiamento.
  2. Non esistono fallimenti, ma solo risultati:è da qui che devi iniziare a cambiare la tua mentalità. Nulla di ciò che fai può essere un fallimento se impari da esso. Ricorda che se conosci di più, fai anche di più. Pensa a Thomas Edison. Ha “fallito” 10.000 volte prima di creare la lampadina. Ma quando gli è stato chiesto com’è riuscito a perseverare e a non mollare, ha detto che ha scoperto 10.000 modi per non creare una lampadina. Non ha mai fallito.
  3. La gente ha tutte le capacità di cui ha bisogno per avere successo:Quindi, se lo vuoi, avrai successo. Questa è una promessa. Quello che ti manca sono le abilità richieste per cambiare. Ma queste te le darò io. Devi solo usarle e applicarle. La conoscenza di per sé non è potere, ma conoscenza + azione = potere. Quello che manca alle persone è il “fare”. Non succederà nulla fino a quando non muovi qualcosa.
  4. Le persone più flessibili sono quelle che affronteranno con successo le situazioni problematiche per ottenere il cambiamento desiderato:devi adattarti ed essere flessibile per perdere peso. È praticamente impossibile per chiunque fare sempre le stesse cose e non cambiare mai. La vita cambia sempre. Fai del tuo meglio e se inizi ad allontanarti dal tuo obiettivo, torna indietro e leggi il punto 3 della lista.
  5. La tua massima priorità emozionale deve essere l’innato desiderio di sentirti amato e apprezzato:è ciò che guida le nostre azioni. Ecco perché tutti cercano sempre di apparire al meglio davanti agli altri. Non mi credi? Fai un passo indietro per un secondo e rifletti sul perché fai le cose che fai…e guardati anche intorno. Ti sarà tutto più chiaro : )

Beh, spero che ti sia piaciuto questo articolo. Questi sono i tuoi compiti a casa: voglio che tu faccia una lista di 10 cose che pensi che dovrebbe avere un atteggiamento mentale sano. Io ti darò la mia. Modificala in modo da adattarla a te il più possibile. Leggila ogni giorno per un mese. Alcuni dicono che una nuova abitudine si crea in 21 giorni. Per esserne sicuri diamole un mese!

 I 10 elementi di un atteggiamento mentale sano e di successo

Questo è un esempio di come vorrei che fosse il tuo atteggiamento mentale:

  1. Cerca di avere una maggiore consapevolezza e apprezzare di più te stesso e il tuo corpo.
  2. Ritagliati un po’ di tempo ogni giorno per eseguire rituali per rilassarsi o meditare. Fai yoga o tai chi (incredibile per ridurre lo stress), leggi la Bibbia, prega e sii grato. (queste sono idee, anche se sono cose nuove, provale e decidi quella che ti piace)
  3. Mantieni e coltiva i rapporti con gli amici stretti.
  4. Cerca di adattarti alle condizioni mutevoli.
  5. Fai sempre un po’ di attività fisica e segui un’alimentazione sana e mangia bene.
  6. Ridi un sacco; una buona commedia può davvero farti sentire meglio. Puoi anche sforzarti di sorridere (credimi questo funziona a meraviglia ed è contagioso).
  7. Divertiti e svolgi delle attività: non essere a-sociale!
  8. Cerca di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, con un atteggiamento ottimista e pieno di speranza.
  9. Cura sempre il tuo aspetto e il tuo corpo. Non trascurarti. Il tuo aspetto esteriore è un riflesso di quello che hai dentro! (non prendere alla lettera questa frase, però se la pensi in questo modo può aiutarti a perdere peso  )
  10. Non lasciare che le preoccupazioni ti impediscano di vivere bene; allontanale. Non preoccuparti per le sciocchezze!

 Prova tu stesso ad applicare qualcuno dei miei consigli. Poi mi raccomando scrivimi e raccontami i tuoi risultati!

Dr. Massimo Gualerzi, cardiologo fondatore del Metodo SuperSalute

 

CONSIGLI ANTISTRESS PER VIVERE MEGLIO

  1. Mangiare bene e in maniera sana.
  2. Concedersi alcuni piaceri, curarsi.
  3.  Fare attività fisica. Lo sport è uno dei rimedi più efficaci contro lo stress, ma deve essere praticato in maniera regolare e armoniosa. Sono meglio 10 minuti al giorno che un’ora alla settimana.
  4. Rispettare i ritmi biologici della digestione, delle secrezioni ormonali, della sintesi del colesterolo e della riproduzione cellulare. Il modo migliore per conoscere tali ritmi e’ prendendo un taccuino e annotando per un mese gli orari in cui si ha fame o sonno, in cui si trova un calo di energia. Poi occorre prendere gradualmente altre abitudini o regolarsi in funzione del proprio orologio personale.
  5. Dormire a sufficienza: la mancanza di sonno è un fattore di stress. Coricarsi e alzarsi ogni giorno agli stessi orari. I cicli di sonno durano 90 minuti: se si perde un treno bisogna aspettare quello successivo.
  6. Mangiare di gusto, con calma e in buona compagnia, evitando i ristoranti troppo rumorosi, i piatti pronti e i surgelati.
  7. Ricordarsi che un pasto consumato male e frettolosamente presenta ripercussioni negative sul metabolismo e sulla digestione molto più di un pasto consumato con calma e piacevolmente. 
  8. Trasformare il pranzo in un momento speciale, rifiutando gli inviti sgraditi e i cibi grassi o zuccherati.
  9. Concedersi un po’ di cioccolato ogni giorno, per il suo apporto di magnesio e per dormire meglio.
  10. Non mangiare mai né troppo, né troppo poco. Spesso è il cervello ad avere fame, non lo stomaco.
  11. Imparare le tecniche di rilassamento psicofisico e praticarle.
  12. Camminare immersi nell’ambiente naturale, un’attività che schiarisce la mente e aiuta a vedere problemi nella giusta prospettiva. Andare a respirare ioni negativi in riva al mare o vicino a cascate e corsi d’acqua.
  13. Introdurre nella propria vita i rituali del benessere (li scopriremo nel prossimo articolo!)
  14. Concedersi momenti di leggerezza, ridere e soprattutto non essere sempre seri.

Se lo stressa vi opprime è perché glielo permettete, opponetevi un muro di serenità.

 

Dott.ssa Roberta Bianchi, Psicologa-Psicoterapeuta

 

 

RECUPERARE LE ENERGIE ATTRAVERSO IL RILASSAMENTO

Ormai abbiamo dimenticato che il corpo ha i suoi tempi e che la mente li deve rispettare. Non farlo equivale a una dichiarazione di guerra dell’esito scontato. Recuperare le energie nel nostro quotidiano, nel nostro tempo libero e durante le vacanze diventa allora fondamentale per la nostra salute. RILASSAMENTO è allora la parola magica. Rilassamento e stress funzionano infatti come l’acqua e l’olio in uno stesso recipiente: non si mescolano mai. Non possono quindi essere presenti contemporaneamente dentro di noi perché si inibiscono a vicenda. In altre parole, se impariamo ad attivare una “risposta di rilassamento”, inibiremo la comparsa di una reazione di stress e recupereremo le energie.

Volete una prova? Secondo alcuni studi praticare il rilassamento con una seduta di training autogeno di 10 -15 minuti equivale a circa due ore di sonno in termini di energia psicofisica recuperata.

Durante l’esercizio avvengono molte modificazioni positive nel nostro organismo:

-si riduce il consumo di ossigeno e il ritmo cardiaco.

– cresce la produzione di endorfine ed encefaline (soppressori naturali del dolore).

-i muscoli si rilassano.

-diminuiscono i dolori articolari e muscolari.

-si abbassa la pressione arteriosa.

-cala la produzione di cortisolo e adrenalina (gli ormoni dello stress).

-aumenta la circolazione sanguigna e l’irrorazione dei tessuti.

Esistono semplici esercizi tratti dalle più efficaci e consolidate tecniche rilassamento da eseguire quotidianamente in poco tempo e in qualsiasi luogo vi troviate (in ufficio, a casa, in vacanza) una volta diventati pratici. Tanti obietteranno “non ho tempo”, “riesco a stento a vedere gli amici”, “la sera arrivo a casa tardi..”. Sono frasi familiari condivise perché le persone, quando pensano di dover introdurre nuove abitudini si lamentano soprattutto di avere poco tempo.Una volta però domandai ad  un grande maestro yoga quanto praticava ogni giorno immaginandomi una risposta decisamente scoraggiante, del tipo “un’ora o due”. Quello che disse fu sorprendente e fece crollare tutti i miei  pregiudizi: “cinque minuti”. Tutti se vogliamo riusciamo a trovare il tempo per cominciare ad introdurre queste pratiche nella nostra vita, impadronendoci così di un valido alleato per allentare le tensioni fisiche e mentali, ridurre l’ansia, far fronte ai disturbi psicosomatici di vario genere (es. cefalea e dolore osteoarticolare, contratture muscolari, problemi respiratori, insonnia, ipertensione), recuperare le energie fisiche e intellettive e uscire dal circuito dello stress per ritrovare un contatto positivo con il proprio corpo e la propria persona.

Cominciamo ora. Approfittiamone delle vacanze!

Dott.ssa Roberta Bianchi, Psicologa Psicoterapeuta

 

PERSONALITA’ E RISCHIO CARDIACO

Nonostante l’infinità di modi in cui lo stress può distruggere il nostro benessere non precipitiamo tutti in una palude di malattie.

Naturalmente non siamo tutti esposti agli stessi stress esterni, ma dati gli stessi stress, anche quelli più gravi, la risposta varia enormemente da individuo a individuo non solo per differenze fisiologiche ma anche per i diversi filtri psicologici attraverso cui percepiamo il mondo.

Le nostre vite sono piene di eventi dal significato ambiguo. Se siete il tipo di persona che abitualmente decidete che tutti quegli eventi ambigui significano qualcosa di stressante, allora aumenterà il rischio di contrarre malattie legate allo stress, incluse le malattie cardiache.

Il nostro atteggiamento nei confronti della vita, l’immagine che abbiamo di noi stessi, le nostre opinioni, valori e gli obiettivi che perseguiamo spesso ci spingono oltre il nostro livello ottimale di tensione e riducono la capacità di far fronte alle sfide quotidiane.

Spesso le persone che sviluppano una reazione di stress sono convinte che per vivere bene è importante evitare ogni fatica, essere apprezzati da tutti, avere sempre il controllo di se stessi, dimostrare di essere i migliori, evitare i conflitti, avere trascorso un’infanzia felice, assumere una posizione di comando.

Ovviamente si tratta di punti di vista irragionevoli e disfunzionali per il benessere psicologico: se per esempio una persona ritiene che sia fondamentale dimostrarsi sempre all’altezza della situazione, ogni volta che non riuscirà nell’intento, avrà sempre l’impressione di avere fallito, si sentirà incompetente e inadeguata.

Questa persona sta dimenticando un concetto forse scontato ma fondamentale: non siamo perfetti, siamo esseri umani e come tali passibili di errore.

Molti spesso “dimenticano” concetti fondamentali come questo, molti condivideranno uno o più punti di vista irrazionali sopra elencati, ma fortunatamente non si riconosceranno in tutti.

Quando questo accade, siete nei guai. Due famosi cardiologi, Rosenman e Fredman, sulla base di varie osservazioni, hanno proposto il concetto di “personalítà di tipo A“, come particolare complesso di tratti emozionali-cognitívi e comportamentali associati con frequenza statisticamente significativa alla malattia coronarica.

Le caratteristiche di personalità del tipo A riguardano sia alcuni tratti della personalità stessa che alcune caratteristiche costanti delle reazioni emozionali, cognitive e comportamentali nei confronti dell’ambiente, centrate principalmente sulla presenza di competitività in tutti gli aspetti della vita, aggressività, presenza di tensione, impazienza, insofferenza e intolleranza, senso di urgenza del tempo, necessità di esercitare un totale controllo sul proprio ambiente nelle varie situazioni, spinta all’acquisizione, elevato coinvolgimento nel proprio lavoro, preferenza per il lavoro da soli che in gruppo, scarsa capacità di rilassarsi. Le caratteristiche del tipo A sono state contrapposte alla “personalità di tipo B” (considerata invece come a basso rischio di malattia coronarica) alla quale appartengono individui tendenzialmente più sereni e rilassati, non per questo meno svegli e produttivi dei “tipi A”. Sono semplicemente caratterizzati da meno eccessi, minore tensione, e, invece, più pacatezza nell’adattamento alle esigenze dell’ambiente, sono persone che percepiscono i risultati del loro lavoro come appagamento ricevendone emozioni positive.

Gli studi sulla personalità di tipo A sono tuttavia contraddittori, invece risultano promettenti quelli su un’altra tipologia individuata a partire dagli anni 90: la “personalità di tipo D”. Ne fanno parte quegli individui che ci appaiono cronicamente “stressati”, pervasi costantemente da preoccupazione e insicurezza e da sentimenti di tensione, ansia, rabbia e tristezza.

In realtà non è tanto il fatto di provare emozioni negative ad essere dannoso per la nostra salute quanto il trattenere questi vissuti reprimendoli.

Oggi è oramai un dato acquisito che la repressione cronica delle proprie emozioni e le manifestazioni depressive sono potenti fattori psicogeni in grado di contribuire sia allo sviluppo di ostruzioni coronariche sia al loro aggravamento, fino allo scatenarsi di eventi ischemici acuti.

Sembra comunque che difficoltà nella regolazione emotiva, sia in eccesso che in difetto ma anche l’ambivalenza emotiva, possano influenzare negativamente la nostra salute.

L’obiettivo da raggiungere è allora l’equilibrio interiore, la padronanza di se, andando nella direzione della regolazione integrata delle proprie emozioni che implica l’esserne consapevoli  e regolare la loro espressione con un pieno senso di scelta.

Ma quali sono, vi chiederete, oltre alla regolazione emotiva, le variabili psicologiche che ci salvano?  La resilienza interna, ossia quella capacità di affrontare gli venti della vita senza lasciarsi da essi travolgersi sembra risiedere, nella maggior parte dei casi, in specifiche caratteristiche di personalità relativamente stabili che si sono rivelate estremamente efficaci in termini di protezione nei confronti del distress psicologico e della malattia cardiovascolare.

In alcuni casi si fa riferimento a stili cognitivi o ancora a variabili di atteggiamento che definiscono un orientamento più generale nei confronti della vita.

Oltre che di auto-regolazione, si parla ad esempio di ottimismo disposizionale, capacità di vivere la vita intensamente e affrontare i cambiamenti come sfida, capacità di autocontrollo, come fattori che agiscono proteggendo la nostra salute dagli effetti nocivi dello stress.

Un grande contributo nell’ambito dell’individuazione di tali fattori ambito è stato dato dagli studi effettuati sulle persone sopravvissute ad un’esperienza drammaticamente stressante come quella vissuta nei campi di concentramento nazisti.

Alcuni di questi soggetti erano, nonostante tutto riusciti a mantenere un buon livello di benessere psicologico. Quello che sembravano possedere rispetto a chi invece si ammalava era il cosiddetto “senso di coerenza”, cioè, un orientamento globale che esprime la misura in cui una persona ha un pervasivo, duraturo ma dinamico sentimento di fiducia nel fatto che gli stimoli provenienti dall’ambiente interno o esterno siano strutturati, prevedibili e spiegabili, che si abbiano a disposizione le risorse per fronteggiarli efficacemente e che le richieste dell’ambiente siano sfide ricche di impegno e coinvolgimento.

Ciò che rende il senso di coerenza particolarmente interessante è che, a differenza degli altri fattori citati non si tratta propriamente di un costrutto di personalità, quanto piuttosto di una sorta di lente o sguardo con cui l’individuo affronta gli eventi della vita traducendosi così in una variabile di atteggiamento, una risorsa quindi più flessibile e più suscettibile all’implementazione.

Penserete che questa è una buona notizia per chi desidera lavorare su di se, sulle proprie risorse per rafforzare quelle variabili psicologiche salutogeniche proteggendo la propria salute.

Sicuramente non è facile cambiare la vostra risposta allo stress, si tratta indubbiamente di un “discorso in parte già scritto”: abbiamo a che fare con  un comportamento in larga misura appreso nei primi anni di vita e con profonde strutture di personalità resistenti al cambiamento.

Ma fortunatamente avete una grande possibilità, quella di “riprendere il filo del discorso”, in un lavoro di ritessitura in cui potete dare  nuovo vigore alla fibra originale, potete scegliere le fibre più resistenti affinchè la tela possa resistere rimanendo integra alle sollecitazion della vita e, perché no, siete sempre in tempo a costruirne tele nuove.

Dott.ssa Roberta Bianchi

Psicologa Psicoterapeuta

A LETTO CON IL TABLET

La generazione di donne, uomini e adolescenti always on, sempre connessi, sta iniziando ad affollare i centri specializzati per la cura del sonno. Sono i nuovi “insonni digitali”, che vanno a letto con l’amato tablet: si tratta di persone sane, normalissime, che all’improvviso hanno difficoltà ad addormentarsi la sera.

Le statistiche dicono che circa il 40% di coloro che hanno difficoltà ad addormentarsi, devono il proprio disturbo all’utilizzo di dispositivi elettronici.

La necessità di restare sempre connessi con il mondo, l’esigenza di dover controllare continuamente i propri gioielli tecnologici, hanno portato l’individuo a vivere in una situazione di forte stress psicologico, il quale va a incidere profondamente sul riposo.

L’utilizzo, poi, di social network e giochi interattivi eccita il cervello, rendendo il soggetto psichicamente reattivo e agitato.

Il meccanismo psicologico dei social network e di alcune app (scambio di messaggi, chat, sfide) fanno da “stimolanti” hi-tec: giocare a ruzzle a tarda sera equivale ad andare a letto bevendo un paio di tazzine di caffè.

A ciò va aggiunto un altro dato emergente da un recente studio del JFK Medical Center di Edison, che collega questi disturbi alla luce del display dei dispositivi elettronici di cui si abusa: lo schermo retro-illuminato agisce sul nostro cervello e causa la diminuzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia.

Bastano 2 ore passate davanti allo schermo per ridurre la produzione di questa sostanza del 22%!

Le conseguenze cliniche sono pericolose: anche se si riesce ad addormentarsi, al risveglio ci si sente stanchi, irritabili con il rischio di scivolare nella depressione.

La prevenzione ci permette di giocare d’anticipo, onde evitare i rischi suddetti. Qualche consiglio in merito:

Fare pause ogni dieci minuti trascorsi al pc, e non ricorrere a computer la sera, prima di addormentarsi.

Se proprio non riuscite a farne a meno, datevi un tempo massimo (il consiglio è non più di mezz’ora dopo cena), poi, staccate la spina, riponete il più lontano possibile dal comodino il tablet.

Impostate al minimo la luminosità del display dei vostri dispositivi elettronici.

Non leggete mai completamente al buio o in penombra in camera da letto: la luce fredda dello schermo “spara” a distanza così ravvicinata. Ciò può avere un effetto eccitante sul sistema nervoso.

Il nostro cervello necessita la giusta preparazione al riposo, che l’utilizzo dei dispositivi ostacola fortemente. Lasciatevi piuttosto cullare da pensieri ottimisti o da una musica rilassante, insomma, per lo stress è sufficiente il giorno!

Dott.ssa Roberta Bianchi

Psicologa Psicoterapeuta