PRESSIONE ALTA E ICTUS

Tutti sanno che la pressione quando è alta va abbassata.

Lasciandola libera si è a rischio di infarti, scompenso di cuore, danni renali e soprattutto Ictus. Se poi si mescola tutto ciò nella statistica della previsione di vita, questa si accorcia ove la pressione non sia ben controllata. La dimostrazione indiretta è che da quando si è modificata la dieta, introdotta l’attività fisica nello stile di vita delle persone, ridotto il sale e usati i tanti farmaci che la medicina ha messo a disposizione negli ultimi cinquant’anni, le pensioni di anzianità hanno progressivamente gravato sul nostro erario, piacevolmente per noi. Ma non tutti sanno che se all’ipertensione si associa il diabete, quello che maldestramente un tempo si definiva senile e che oggi si indica con il numero 2, la terapia antiipertensiva ha scarsa o poca azione preventiva sulle complicanze cardiovascolari, pur conservando una riduzione del 28% del rischio di ictus.

E che anche negli ipertesi non diabetici il beneficio di quei farmaci nell’evitare l’ictus è maggiore di quello di ridurre l’infarto, scompensi, ecc.

Mentre tutti sanno, o almeno intuiscono che il traffico dei nostri tempi e soprattutto i suoi rumori fanno aumentare la pressione, i battiti del cuore e quindi anche l’ictus. Lo conferma uno studio danese (European Heart Journal 2011) eseguito sul 50.000 cittadini, nei quali ad ogni aumento di 10 decibel il rischio di ictus aumentava del 14% in media, ma del 27% dopo i 65 anni.

Se a tutti questi dati poi aggiungiamo che il “coccolone”, ossia l’Ictus, è il più temuto sia per il fine vita che per l’invalidità, ne consegue che ogni consiglio del medico onde mantenere il più possibile la pressione entro i limiti indicati dall’OMS va seguito con impegno, quello che oggi fortunatamente la maggioranza dei pazienti persegue.

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IPERTENSIONE DA CAMICE BIANCO:Qual’è il vero valore della pressione?

Lo stato ansioso può giocare un brutto scherzo quando il paziente si sottopone a controlli per la pressione arteriosa. È, infatti, ben noto che quando a misurare la pressione è un medico i valori rilevati sono mediamente più alti. Il fenomeno è stato definito come “ipertensione da camice bianco”. Che il medico indossi o no il camice bianco, l’ansia per il responso si traduce in stimoli nervosi che partendo dal cervello e percorrendo le vie del sistema simpatico, inducono la produzione di ormoni, l’adrenalina e la noradrenalina, che immessi in circolazione hanno come effetto immediato un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca.

Studi in soggetti ospedalizzati, sia normotesi sia ipertesi, hanno osservato con tecniche di monitorizzazione della pressione che l’arrivo del medico comporta entro 1-4 minuti un aumento della pressione che mediamente è di 26 mmHg per la massima e di 15 mmHg per la minima. Tali valori rientrano nella norma dopo 10 min. E’ questa la conferma sperimentale della opportunità che la pressione venga misurata una seconda volta dopo 10 min. quando, nel corso della prima, essa sia risultata elevata.

Quale allora è il vero valore della pressione? Quello misurato dal medico o quello rilevato in condizioni di maggior tranquillità magari a casa propria? La risposta è che sono veri entrambi purché correttamente interpretati nel loro giusto valore. La diagnosi d’ipertensione non deve essere fatta sulla base di una unica misurazione effettuata dal medico nel proprio studio ma di misurazioni successive. Solo se dopo qualche settimana di prescrizioni igienico dietetiche riscontreremo valori leggermente elevati, si intraprenderà una terapia farmacologia. Alla luce di questi fatti si è sempre pensato che l’innalzamento della pressione del sangue in occasione della visita medica non rappresenti una malattia bensì una innocua reazione emotiva di soggetti particolarmente sensibili e neuro labili. Tuttavia da più parti viene messa in discussione la piena benignità di questa forma. In particolare con l’ecocardiogramma si è visto che nell’ipertensione da camice bianco vi è uno spessore del setto interventricolare e della parete posteriore del ventricolo sinistro, superiore a quello dei soggetti che hanno una pressione normale e a quella degli ipertesi lievi. In altre parole l’elevata emotività di questi soggetti produrrebbe un aumento delle resistenze al flusso sanguigno che alla fine indurrebbe una malattia di cuore che vediamo nei soggetti con la comune ipertensione essenziale.

Un gruppo di ricercatori della Georgia ha condotto una ricerca, mai effettuata prima, per indagare se il timore del camice bianco esercitasse il suo effetto anche in età infantile. E’ stato studiato un gruppo di bambini e ragazzi di età compresa fra i cinque e i quindici anni. In comune questi ragazzi avevano la famigliarità positiva per ipertensione poiché era iperteso almeno uno dei genitori. Tutti i soggetti sono stati sottoposti a misurazione della pressione arteriosa da parte del medico curante e successivamente controllati mediante un Holter PA che come è note monitorizza ambulatoriamente la pressione per 24 ore. Dal confronto dei dati ottenuti con i due sistemi, risulta che il fenomeno da “camice bianco” è rilevabile anche nei bambini e nei ragazzi con una famigliarità per ipertensione. Il fatto è di per sé da considerarsi un indicatore di probabile sviluppo futuro d’ipertensione.

Dallo studio è emerso anche che nei ragazzi con “sindrome da medico” i valori pressori erano più elevati nelle ore trascorse a casa che nelle ore scolastiche. Esiste quindi in questi bambini già predisposti a essere ipertesi una risposta eccessiva del sistema vascolare a stimoli esterni che si manifestano nell’ambiente domestico. Creiamo pertanto intorno ai nostri figli un clima famigliare sereno se non vogliamo che proprio nell’infanzia si pongano le basi per una pericolosa predisposizione all’ipertensione arteriosa. Comunque sia va chiarito che l’ipertensione non è una malattia del sistema nervoso causata da tensioni emotive. La pressione alta è una patologia cardiovascolare e non nervosa sebbene l’ansia possa talvolta predisporre alla malattia. Altresì non è assolutamente vero che la pressione elevata nel sangue non sia preoccupante fintanto che non causa disturbi. In genere è asintomatica per anni ma danneggia progressivamente gli organi “bersaglio” ossia il cuore, i reni, il cervello per cui deve essere curata prima che compaiano i sintomi. I disturbi saranno la conseguenza del danno che si è instaurato in questi organi nel tempo e se la terapia viene iniziata tardivamente i benefici saranno limitati perché le alterazioni prodotte sono reversibili solo in piccola parte.

Dott. Massimo Gualerzi

Medico specialista in Cardiologia