Muscoli tonici e attivi a tutte le età

Lo sapevate che ognuno di noi è destinato a perdere circa il 40% della massa muscolare con il passaggio dell’età da 20 a 80 anni? La riduzione della massa muscolare con il passare degli anni è un fatto naturale, avviene già in giovane età come conseguenza di un processo fisiologico che nelle donne ha un picco elevato con la menopausa.

Tale riduzione interessa la totalità dei muscoli scheletrici ma in modo differenziato. Negli arti inferiori, per esempio, appare più evidente che in quelli superiori e così anche per quanto riguarda la forza.

E poiché nella persona adulta la perdita della forza e della massa muscolare può condizionare il movimento e le attività quotidiane, così come aumentare il rischio di cadute, è molto importante contrastare questo fenomeno con i giusti mezzi.

ATTENZIONE AD ATTIVITA’, DIETA, ORMONI E INFIAMMAZIONE

La scarsità di movimento che spesso caratterizza lo stile di vita di chi avanza con l’età e soprattutto l’assenza di carichi di forza sul muscolo ne determinano la perdita di tonicità, così come una dieta sbilanciata con carenze nutrizionali.

Anche gli ormoni anabolici (il testosterone negli uomini e gli estrogeni nelle donne) sono importanti per mantenere la muscolatura sana e attiva, ma come è noto, anche questi tendono a diminuire con l’età. Non dimentichiamo poi che il tessuto bianco con l’avanzare dell’età produce sostanze infiammatorie, le citochine, che portano a stati infiammatori croniche, oltre ad agire negativamente sul sistema vascolare, immunitario, ormonale e osseo, inibiscono la sintesi proteica muscolare favorendo lo sviluppo della sarcopenia (perdita di massa muscolare).

SE PROTEGGI I MUSCOLI COMBATTI L’INVECCHIAMENTO

Cosa fare allora? Il fenomeno della perdita di forza e massa muscolare non può essere arrestato ma di certo lo si può rallentare. E’ importante un’alimentazione antinfiammatoria ricca di antiosssidanti di frutta e verdura (contrastano l’eccesso di “radicali liberi” che fanno “invecchiare” anche i muscoli), così come di fibre e acqua (depurano l’organismo dalle scorie), in quanto l’infiammazione di origine alimentare intacca la salute e l’efficienza muscolare.

E’ essenziale inoltre un programma di attività fisica regolare mirata ad un aumento della massa magra (muscoli e ossa). E’ consigliato un allenamento con i sovraccarichi, ovviamente personalizzato in base al singolo individuo e con i dovuti accorgimenti in presenza di malattie osteoarticolari ma ricordando che l’uso di attrezzi o macchine a tale scopo ha un effetto positivo sulla densità ossea, prevenendo o ritardando gli effetti dell’osteoporosi.

PERCHE’ SE PROTEGGI I MUSCOLI COMBATTI L’INVECCHIAMENTO

  • Il metabolismo è più veloce: i muscoli sono il tessuto che brucia più calorie, mantenerli tonici significa quindi incrementare i processi metabolici.
  • Le ossa sono meno fragili: potenziare i muscoli significa anche “pesare” di più sulle ossa e ciò fa aumentare la densità ossea e combatte l’osteoporosi.
  • Contrasti i radicali liberi: se i muscoli sono sani e attivi, si producono meno radicali liberi del tipo ROS, che danneggiano le fibre muscolari.
  • Previeni il mal di schiena: con l’età i dolori nella zona lombare sono comuni. Una muscolatura sana aiuta a mantenere una postura corretta e li previene.
  • Elimini la pancia: una buona muscolatura consente l’uso degli zuccheri, che così non si trasformano in grasso addominale.
  • Anche il cervello viene potenziato: l’attività fisica potenzia i muscoli e dona più lucidità mentale e capacità di concentrazione.
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SE IL SISTEMA IMUNITARIO FUNZIONA MALE BASTA RINGIOVANIRE LE CELLULE

Quello che mangiamo ha un’influenza sul processo d’invecchiamento. Queste le conclusioni di un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University College London (UCL) – con il supporto del Biotechnology and Biological Sciences Research Council (BBSRC) – che hanno dimostrato proprio come l’interazione tra la dieta, il metabolismo e l’immunità siano coinvolti nel processo d’invecchiamento dell’organismo che, spesso, si traduce in una minore efficienza del sistema immunitario. Questa condizione espone maggiormente le persone al rischio di condizioni come l’infiammazione, le infezioni e malattie come il cancro.
Agire dunque sulla dieta, secondo i ricercatori, potrebbe contribuire a rendere più efficaci le terapie esistenti che agiscono sul sistema immunitario.

È ormai assodato che con l’avanzare dell’età il nostro sistema immunitario perde i colpi, e non è più efficiente come un tempo.Non a caso, le persone anziane sono più soggette alle infezioni e a sviluppare malattie causate dall’infiammazione. In più, anche le vaccinazioni diventano meno efficienti con l’età.
Già in precedenti ricerche, finanziate dal BBSRC, il team di ricerca UCL coordinato dal professor Arne Akbar aveva dimostrato che l’invecchiamento delle cellule del sistema immunitario – note come linfociti T – era controllato da una molecola chiamata “p38 MAPK”, la quale agisce a mo’ di freno, impedendo alcune funzioni cellulari. Questa azione di freno può essere tuttavia invertita mediante un inibitore della p38 MAPK. I ricercatori ritengono che l’inibizione della molecola offra la possibilità di ringiovanire con un trattamento farmacologico le cellule T invecchiate.

Ma la ricerca, ora, è andata oltre. Si è infatti scoperto che p38 MAPK è attivata da bassi livelli di nutrienti – insieme a segnali associati con l’età, o la senescenza – all’interno della cellula.
La scoperta conferma quanto già sospettato da tempo, ossia che la dieta, il metabolismo e l’immunità sono collegati. E i risultati di questo studio – pubblicato su Nature Immunology – forniscono le prove di come nutrienti e segnali di senescenza convergano per regolare la funzione dei linfociti T. Inoltre, suggeriscono che la funzione dei vecchi linfociti T può essere ricostituita bloccando una delle diverse molecole coinvolte nel processo.
Per questa ricerca, il team dell’UCL ha lavorato insieme ai colleghi del Complejo Hospitalario de Navarra di Pamplona (Spagna).

Il The Journal of Clinical Investigation ha poi pubblicato i risultati un altro nuovo studio – condotto sempre dai ricercatori dell’UCL, in collaborazione con quelli dell’Università di Oxford e dell’Università Tor Vergata di Roma – in cui si è dimostrato come il blocco di p38 MAPK abbia potenziato la capacità delle cellule che avevano mostrato segni di invecchiamento, migliorato la funzione dei mitocondri e migliorato la loro capacità di dividersi.

Il riciclo di molecole intracellulari – un processo noto come autofagia – ha poi fornito l’energia supplementare alle cellule affinché potessero dividersi. Questo mette in evidenza l’esistenza di una via di segnalazione comune per i vecchi e senescenti linfociti T, che controlla la loro funzione immunitaria, così come il metabolismo. Tutto questo sottolinea ulteriormente l’intima associazione tra l’invecchiamento e il metabolismo dei linfociti T.

«La nostra speranza di vita alla nascita – spiega il dott. Arne Akbar – è divenuta ormai il doppio di quanto non fosse 150 anni fa, e la durata della vita è in aumento. I costi sanitari associati con l’invecchiamento sono enormi e ci sarà un numero sempre maggiore di anziani nella nostra società che avranno una minore qualità della vita dovuta in parte al declino immunitario. E’ pertanto essenziale comprendere le ragioni del perché l’immunità si abbassa e se è possibile contrastare alcuni di questi cambiamenti».

«Una questione importante – prosegue Akbar – è se questa conoscenza può essere utilizzata per migliorare l’immunità durante l’invecchiamento. Molte aziende farmaceutiche hanno già sviluppato inibitori della p38 nel tentativo di curare le malattie infiammatorie. Una nuova possibilità per il loro uso è che questi composti potrebbero essere utilizzati per migliorare l’immunità nei soggetti anziani. Un’altra possibilità è che la dieta, invece di un intervento farmacologico, potrebbe essere utilizzata per migliorare l’immunità, dato che metabolismo e senescenza sono due facce della stessa medaglia».

Dr. Massimo Gualerzi, Medico Cardiologo.

La Stampa 26/08/2014