Scompensati di cuore e fibrillanti vanno allo Yoga

Lo riferisce la rivista Circulation  interpellando autorevoli esperti che sulla base di alcuni loro risultati hanno unito le conoscenze di base con le osservazioni cliniche. Lo Yoga, come si sa, è un’antica filosofia orientale nella quale si fondono meditazione e pratiche fisiche. Il nome pare abbia una sua radice, lo Yui, ripresa poi dai latini nel verbo iungere, unire e nel suo sostantivo iugum , che indica appunto una specie di giogo tra il pensiero e il movimento fisico. Aggiogare se stesso, dicono quegli esegeti orientali, come un cavallo disposto ad obbedire. La meditazione, ossia la parte filosofica legata alla religione buddista è una componente importante dello yoga perché mette in gioco la psiche mediante il controllo del corpo e dei sensi che “corrono dietro quei cavalli” da domare. In modo da liberare l’uomo da certi vincoli e indirizzare la sua energia vitale lungo canali invisibili, capaci di dare alla vita di ognuno un senso compiuto. Sono stati concepiti e studiati lungo molte generazioni gli esercizi fisici, la parte attuativa e pratica dello yoga, in tutte le sue modalità proposte, le quali sono sempre intimamente collegate con la componente meditativa. Essi sono costituiti, da un lato, da varie posizioni statiche e dinamiche del corpo, assunte con tempi e difficoltà differenti secondo i casi, movimenti in genere armoniosi, mai agonisti, pur avendo talora le caratteristiche dello stretching; e dall’altro, da respirazioni controllate, nelle quali si cerca di far distinguere la componente toracica da quella diaframmatica. Tutte caratteristiche che, per la loro gradualità, il moderato impegno fisico e soprattutto armonizzate con l’equilibrio psicologico, hanno suscitato la curiosità dei cardiologi, impegnati nella riabilitazione dei loro pazienti. Un indirizzo terapeutico questo che viene sempre più spesso proposto per i malati che hanno subito un intervento cardiochirurgico o che sono rimasti a letto per lungo tempo a causa di un infarto o di un’insufficienza cardiaca in cui uno stretto controllo delle reazioni del cuore malato nei confronti dello sforzo fisico e dei turbamenti psicologici generati dalla malattia è sempre utile.
Bridget M. Kuehn, scrittrice di JAMA News, è rimasta affascinata da alcune esperienza di yoga applicato a pazienti con scompenso cardiaco,  con fibrillazione atriale o con pneumopatie croniche in cui la pratica della respirazione controllata, dei movimenti che mettono in moto una migliore circolazione capìllare  e della meditazione, capace di riequilibrare le reazioni del sistema nervoso e psichiche, ha effettivamente prodotto un miglioramento clinico. Sono piccole esperienze, attuate in un numero ristretto di pazienti, ma che consentono di interpretare alcuni possibili adattamenti benefici del nostro organismo, quali una migliore ossigenazione del sangue, un riequilibrio del sistema nervoso simpatico e vagale, a favore di una minore esaltazione del primo e una più efficace azione secondo, un abbassamento dello stato ansioso e un miglior adeguamento all’attività fisica. In fondo , dice madame Kuehn, la scoperta del secolo scorso secondo cui i beta-bloccanti, i farmaci meravigliosi che hanno abbassato la nostra pressione, esaltata da tante abitudini e diete sbagliate, e migliorato il cuore scompensato, era stata in un certo senso preannunciata dalle pratiche yoga, dove una “azione betabloccante” veniva risvegliata in modo naturale sia con gli esercizi che con la meditazione. In fondo, lo yoga riesce ad intervenire anche nella sindrome di adattamento, descritta da Selye come risposta allo stress, regolandola in modo da avere solo gli effetti fisiologici e benefici. A questo punto, dopo queste esperienze  non  ancora ben controllate, bisognerà certamente passare dall’osservazione empirica a una valutazione precisa dei vantaggi che questa pratica millenaria ha sulle risposte dei nostri organi e del cuore in particolare. Sarà compito soprattutto dei cardiologi, che dalla medicina moderna hanno avuto le migliori conoscenze scientifiche e le macchine più sofisticate, studiare la materia assieme ai cultori dello yoga indicandone con dati più precisi i campi di utilizzo. Sperando che quella gloriosa avventura del pensiero umano, ormai diffusa in tutto il mondo, saprà anche integrarsi meglio con la medicina ufficiale e viceversa.

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