PERCHE’ LE DIETE RESTRITTIVE FALLISCONO-ASPETTI PSICOLOGICI

Le ricerche degli ultimi cinquant’anni sui disturbi del peso corporeo rivelano che il 90% delle persone che fanno una dieta dimagrante riprende i chili persi e, talvolta, aumenta ulteriormente di peso entro i successivi cinque anni, seguendo il principio “tutto o nulla”, per cui «se sono a dieta non mangio nulla, quando finisco la dieta posso mangiare tutto ciò che voglio».
Ciascuno di noi riconosce ciò che è sano per il proprio benessere e ciò che non lo è, gli stessi individui che hanno sperimentato numerose diete dimagranti che a lungo termine si sono rivelate fallimentari sono, in realtà, ben consapevoli di cosa, come e quanto dovrebbero mangiare.

Ma allora perché le diete falliscono?
Il regime dietetico restrittivo risulta a lungo termine inefficace in quanto si oppone al processo naturale di controllo del peso (set point), influisce negativamente sugli aspetti sociali, psicologici, cognitivi ed emotivi dell’individuo ed è, inoltre, uno dei fattori precipitanti all’insorgere dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

Perché è cosi difficile seguire una dieta dimagrante?
Il paradosso della dieta restrittiva sta nell’attribuire il fallimento a se stessi, alla propria forza di volontà che vacilla, ciò innesta una loop senza fine: la dieta restrittiva si basa su un principio di controllo e sacrificio, col passare del tempo le limitazioni alimentari diverranno insostenibili e il soggetto tenderà a trasgredire; la trasgressione provoca un senso di fallimento che induce la persona a sgarrare ulteriormente, considerando il sacrificio inutile e colpevolizzandosi per non esser stati in grado di seguire la dieta; una volta interrotta la dieta, l’individuo tende ad ingrassare ed in seguito a ricercare un nuovo programma dietetico che gli permetta di perdere peso nuovamente, reiterando e aggravando la propria condizione di salute.

È scorretto credere che tutto dipenda dalla forza di volontà: spesso gli schemi alimentari imposti dalle diete restrittive sono troppo rigidi, ripetitivi e noiosi e a volte risultano anche difficili da seguire, imponendo di pesare e mangiare specifici alimenti e limitando, di conseguenza, anche la vita sociale dell’individuo.
Mentre chi si astiene porta sempre con se il desiderio di ciò da cui si è astenuto, chi si concede il piacere di ciò che desidera dopo un po’ non lo desidera più così tanto.
Pare che il tentativo di controllo che impone la dieta restrittiva, se inizialmente risulta efficace, produca nel tempo l’effetto opposto inducendo il soggetto alla perdita di controllo; risulta evidente che una programma funzionale per la cura del sovrappeso dovrà tenere conto del principio di piacere dell’individuo calibrando il momento del pasto sui bisogni, le necessità e i gusti personali.

Dott.ssa Roberta Bianchi Psicologa Psicoterapeuta

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